Nel maggio dublinese approssimativamente alle 4.30/5.00 del mattino il cielo inizia a schiarire.
L’alba é iniziata e una prima banda di piccioni affolla Camden a Wexford Street raccogliendo i resti scivolati appena un’oretta prima dalle mani, dai musi e dagli stomaci impiastricciati di take away e alcool. Una Giungla oggetto di un dibattito concettuale con colorite e animate sfumature e incentrato sul fatto se non sia piu’ appropriato affibbiarle il nome di Zoo o di Riserva. Le discussioni che vedono diramazioni nella etologia, nella sistemica e nella culinaria trovano le sue piu’ aspre diversificazioni, come spesso accade, in cattedratiche elucubrazioni sul libero pensiero. Inutile far notare che i Riserviani, che pongono addirittura Kant come uno dei propri precursori, rappresentino la solita sintesi moderata dello stare in mezzo. Una cosa é certa, a quest’ora gli ultimi taxi hanno appena terminato di riportare gli ultimi esemplari nelle proprie gabbie.
E su questo nessun dubbio.
All’incrocio verso Saint Patrick attorno ad un gabbiano si ammassa una piccola folla. Lui alto, collo diritto, mostra il suo aspetto fiero di comandante e una certa supponenza. I piccioni lo osservano ascoltandone le storie da donnaiuolo di porto. Alcuni ne sognano le gesta a occhi aperti, volando con la fantasia tra mari e velieri mentre altri si scambiano sguardi ironici riconoscendone la fervida immaginazione e gustandosi le grasse risate che scoppieranno al suo spiccare in volo. Nel bene e nel male il comandante anche oggi sarà la tematica del giorno.
San Patrick é una zona di confine, tra un paio di incroci incontreremo la comunità del Liberties. Nel frattempo un piccione ci precede di qualche metro corricchiando col suo passo incerto, altri sono a vista in ogni incrocio mentre un altro da dietro spicca il volo e si lancia a recare la notizia probabile del nostro passaggio e le improbabili novità del comandante.
Camminando raffiora il pensiero che nelle città non viviamo soli. A Sassari, tre o piu’ cani randagi, erano soliti accompagnare i ritorni notturni o albeggianti verso casa. Da piazza Italia a via Canopolo uno a fianco e gli altri rispettivamente negli incroci precedenti e successivi, a destra e a sinistra, fino al portone di casa. Ma questa non é una storia di cani, non si vedono cani randagi in giro a Dublino, questa é una storia di piccioni irlandesi.
In Meath Street finalmente incontriamo il nuovo gruppo, é venerdi’ mattina ed é giorno di mercato. Uno piu’ grosso e peloso con un gozzo prominente spinge punzecchiando gli altri restii a lavorare. E’ sicuramente il boss di zona, autoeletto, e non so perché ma dà l’impressione di essere un Riserviano, perlomeno di convenienza. Le sue fatiche sono pressoché inutili, alle sue spalle la folla si ricrea e continua a chiacchierare. Solo al nostro passaggio si diradano quasi fischiettando indifferentemente, come spesso accade, creando terribili sospetti sulle loro vere intenzioni di animali sociali e cittadini.
Ma la giornata di lavoro sta per iniziare seriamente, le discussioni passatempo mattiniere stanno per finire e la mente inizia ad indirizzarsi un po’ controvoglia alle proprie mansioni. Qualcuno continuerà la giornata a perlustrare gli angoli delle strade, qualcun altro a fare la posta mentre altri a planare in volo alla ricerca di briciole. Certo é che qualcuno continuerà a orereggiare per tutto il giorno magari complottando in piccoli gruppi oppure giocando da sopra i cornicioni a centrare le teste dei passanti con piccoli bombardamenti di materiale organico. D’altronde tutto il mondo é paese e a pensarci sopra non si sa chi sia peggio, chi passa il tempo a contare le ore o chi passa le ore a osservare e giudicare i piccioni che lo fanno.