Pensiero Esteso

Il pensiero non vive nella testa.
I discorsi, gli scritti, i segni, gli oggetti, le società, i comportamenti, i villaggi e le città, i monumenti e
le opere d’arte, vecchie pratiche sepolcrali e antiche abitudini sussurrano continuamente pensiero.
Mostrano organizzazioni sociali, routine, capacità inventive.
Il pensiero vive ovunque. Dove non è cosciente è comunque presente, scaricato fuori dai confini biologici del cervello. E le idee non sono mai del tutto individuali, si accavvalano, imparano, si basano su idee sempre precedenti. E sempre espresse. Il tavolo di Crusoe ha milioni di anni, vecchio quanto l’uomo e forse più.
Il pensiero è sociale ed esteso nella realtà. Nato tra gli uomini a loro sopravvive.
Il pensiero non è introspezione, il pensiero ci circonda.

Il fine e i suoi mezzi

Il famoso detto per cui il fine di un’azione giustifica qualsiasi mezzo utilizzato per conseguirlo é spesso stato riferito come del Machiavelli, e Machiavellico colui che ne fa utilizzo, quando invece sono i gesuiti ad averlo forgiato. Comunque non é per questo che vado a criticarlo, seguendo l’ormai diffusa maniera di valutare i concetti non per quello che implicano ma a seconda di chi li pensa o espone, tanto che le stesse identiche idee si ritrovano negative o positive in relazione alle fazioni in lotta, che se fosse stata del Niccolo’ non avrebbe fatto differenza.

Il porsi degli scopi é uno di quei caratteri che distinguono la volontà da un’azione puramente determinata, uno di quei fatti che hanno a che fare con una qualche forma di intelleto e che in alcuni casi arrivano ad esprimere la piu’ pura delle libertà, tanto preziosa quanto rara dal momento che gli individui si trovano di nascita a perseguire certi scopi di per sé già determinati.

Tralasciando questo fatto, che porterebbe a seguire un altro filo di pensieri a dir la verità altrettanto nobili, e ritornando al punto nostro della discussione possiamo affermare che cio’ che differenzia coloro i quali la fortuna ha dotato della facoltà di scelta non sono tanto le fazioni, che da quando il mondo di cui si ha memoria é tale, si dividono in coloro che con certo sentore di nostalgia guardano al tempo oramai passato, in quei che senza timore puntano al futuro, e in coloro che per arrendevolezza o per convenienza pongono le radici per una tirannide del presente; e non si distinguono neanche per i modi di agire, che qualunque sia la propria ideologia, persino quella di decidere di non averne, la via seguita é comunque quella di una routine caratterizzata di inerzia quanto le forze degli enti inanimati descritteci dal pisano; cio’ che separa é definitivamente il valore morale con cui vengono ricoperte le proprie credenze, tanto che spesso accade di assistere con stupore ad accese discussioni tra individui che affermando gli stessi argomenti, ma sospettosi sulle reali motivazioni del proprio interlocutore, riescono a trovare la virgola che li divide.

E’ questa presunta superiorità morale dunque a farci valutare la correttezza delle azioni e non le azioni di per sé che in definitiva sarebbero il metro concreto di comprensione di quanto i rapporti tra pari vadano nel bene o nel male a modificarsi, come aveva ben compreso l’Einsteino quando tento’ di farci notare come non possa esserci alcuna pretesa di cambiamento quando si perseguono quotidianamente i medesimi atti.

Tutto questo richiama alla mente  un dialogo avvenuto tempo fa tra un ragazzo e il suo maestro, che all’affermazione del suo allievo sul fatto che un nobile atto commesso per un deplorevole proposito sarebbe rimasto macchiato per sempre  da una mera esistenza di malevolenza, rispose che questo era perfettamente valido ma che un atto deplorevole, seppur commesso  per i piu’ nobili dei propositi, avrebbe portato tale malevolenza in superficie dandole vita. Non soddisfatto il ragazzo si chiese dunque quale fosse tra i due il piu’ giustificabile, se il nobile atto commesso per un deplorevole proposito, o se il deplorevole atto commesso con nobili motivazioni. Il suo maestro quindi gli rispose che con il tempo avrebbe compreso che il valore morale di un’azione la si ha da calcolare soppesando lo spirito della motivazione contro il beneficio del risultato.

ELGBT Vs MF

Un altro gradino si sta formando  nel tragitto della libertà del genere umano dall’essere costretto e determinato per natura nella propria biologia.  Con la contraccezione e l’aborto si sono aperte le porte alla possibilità di gestire la propria vita e la procreazione, di trasformare un fatto di routine in una scelta consapevole di vita, di estendere potentemente l’umanità con la partecipazione attiva dell’intelligenza femminile.

Ora é il tempo della moltiplicazione dei generi, di una loro complessificazione: Uomo e Donna lasciano il posto a Eterosessuale, Lesbo, Gay, Bisessuale e Transgender, ampliando di conseguenza il concetto di famiglia tradizionale. La nostra resistenza sarà tenace al cambiamento cosi’ pure come quella di chi della conservazione ne fa una politica. Ma perché ad esempio questa tenacia dei vertici della Chiesa a difesa della famiglia classica?

Aristotele, il cui metodo e pensiero sono uno dei pilastri su cui si erige la dottrina cattolica, assume la famiglia monogamica come naturale e la pone a base della organizzazione sociale esaltando inoltre la fedeltà dell’uomo in quanto dominio del sé e delle proprie pulsioni. Un individuo insomma autodominato. Cio’ di cui si sta parlando qui é la parte piu’ profonda della nostra coscienza e dei nostri sentimenti, di un determinismo interiore contro gli impulsi vitali, di un’abdicazione alla libertà.
Non ci si spaventi, questo non é un elogio dell’ infedeltà o una riflessione contro o per l’abolizione della famiglia e del rapporto eterosessuale tra Uomo e Donna, ma un semplice dubbio sulla loro unicità. La varietà implica, con la scelta, una maggiore consapevolezza e una conseguente maggiore robustezza dei rapporti che si vengono ad instaurare, mentre un percorso stabilito per tradizione e una sua conclusione scontata per natura trasportano con sé dubbi e nervosismi nascosti insieme a desideri e libertà represse.

Ognuno di noi ha una propria potenza psichica che concentra ed esprime individualmente a seconda delle proprie passioni. Wilhelm Reich, grande pilastro della psicanalisi, aveva ben pensato che una misura comprensibile del punto massimo che questa energia puo’ arrivare a toccare la si percepisce nell’orgasmo libero da motivazioni, indecisioni, resistenze o rimorsi. L’orgasmo che estranea totalmente dal mondo e di cui l’estasi ne rappresenta il sentimento. Non é possibile reprimere questa energia senza far scoppiare malesseri esistenziali e sociali.

Cio’ su cui Aristotele preme non sparisce ma cerca un’altra via di fuga e di uscita. I poteri, che hanno una tendenza intrinseca verso la conservazione, reprimono gli individui permettendo la manifestazione di questa immensa forza mentale in valvole di sfogo a lui non dannose. I Romani ne hanno coniato una prima forma, il circensem, mentre le religioni ne rappresentano un altro aspetto, la concentrazione dell’estasi verso la fede e verso l’estraneamento totale dal mondo fisico. Il potere della Chiesa cattolica, che per sopravvivere ha scelto di concentrare il proprio campo di dominio sulle coscienze, ha necessità di una parte della nostra estasi e della nostra mente che estrae spremendo le nostre pulsioni piu’ intime e indirizzandoci ad una precisa condotta morale e un determinato stile di vita. E’ per questo che le sono necessari la sola famiglia tradizionale, il celibato dei preti e l’esclusione della donna dalla partecipazione attiva, ed é per questo che esistono lo sfruttamento e la violenza sessuale, la decadenza dei costumi e la pedofilia.

La scelta e il coraggio d’amore secondo le proprie passioni e la propria sessualità, nel momento in cui sfugge alla routine naturale e alle costrizioni culturali, sono invece la piu’ sana coscienza di sé nonché uno sforzo grandioso di libertà.

Piccioni d’Irlanda

Nel maggio dublinese approssimativamente alle 4.30/5.00 del mattino il cielo inizia a schiarire.
L’alba é iniziata e una prima banda di piccioni affolla Camden a Wexford Street raccogliendo i resti scivolati appena un’oretta prima dalle mani, dai musi e dagli stomaci impiastricciati di take away e alcool. Una Giungla oggetto di un dibattito concettuale con colorite e animate sfumature e incentrato sul fatto se non sia piu’ appropriato  affibbiarle il nome di Zoo o di Riserva. Le discussioni che vedono diramazioni nella etologia, nella sistemica e nella culinaria trovano le sue piu’ aspre diversificazioni, come spesso accade, in cattedratiche elucubrazioni sul libero pensiero. Inutile far notare che i Riserviani, che pongono addirittura Kant come uno dei propri precursori, rappresentino la solita sintesi  moderata dello stare in mezzo. Una cosa é certa, a quest’ora gli ultimi taxi hanno appena terminato di riportare gli ultimi esemplari nelle proprie gabbie.
E su questo nessun dubbio.

All’incrocio verso Saint Patrick attorno ad un gabbiano si ammassa una piccola folla. Lui alto, collo diritto, mostra il suo aspetto fiero di comandante e  una certa supponenza.  I piccioni lo osservano ascoltandone le storie da donnaiuolo di porto. Alcuni ne sognano le gesta a occhi aperti, volando con la fantasia tra mari e velieri mentre altri si scambiano sguardi ironici riconoscendone la fervida immaginazione e gustandosi le grasse risate che scoppieranno al suo spiccare in volo. Nel bene e nel male il comandante anche oggi sarà la tematica del giorno.

San Patrick é una zona di confine, tra un paio di incroci incontreremo la comunità del Liberties. Nel frattempo un piccione ci precede di qualche metro corricchiando col suo passo incerto, altri sono a vista in ogni incrocio mentre un altro da dietro spicca il volo e si lancia a recare la notizia probabile  del nostro passaggio e le improbabili novità del comandante.
Camminando raffiora il pensiero che nelle città non viviamo soli. A Sassari, tre o piu’ cani randagi, erano soliti accompagnare i ritorni notturni o albeggianti verso casa. Da piazza Italia a via Canopolo uno a fianco e gli altri rispettivamente negli incroci precedenti e successivi, a destra e a sinistra, fino al portone di casa. Ma questa non é una storia di cani, non si vedono cani randagi in giro a Dublino, questa é una storia di piccioni irlandesi.

In Meath Street finalmente incontriamo il nuovo gruppo, é venerdi’ mattina ed é giorno di mercato. Uno piu’ grosso e peloso con un gozzo prominente spinge punzecchiando gli altri restii a lavorare. E’ sicuramente il boss di zona, autoeletto, e non so perché ma dà l’impressione di essere un Riserviano, perlomeno di convenienza. Le sue fatiche sono  pressoché inutili, alle sue spalle la folla si ricrea e continua a chiacchierare. Solo al nostro passaggio si diradano quasi fischiettando indifferentemente, come spesso accade, creando terribili sospetti sulle loro vere intenzioni di animali sociali e cittadini.

Ma la giornata di lavoro sta per iniziare seriamente, le discussioni passatempo mattiniere stanno per finire e la mente inizia ad indirizzarsi un po’ controvoglia alle proprie mansioni. Qualcuno continuerà la giornata a perlustrare gli angoli delle strade, qualcun altro a fare la posta mentre altri a planare in volo alla ricerca di briciole. Certo é che qualcuno continuerà a orereggiare per tutto il giorno magari complottando in piccoli gruppi oppure giocando da sopra i cornicioni a centrare le teste dei passanti con piccoli bombardamenti di materiale organico. D’altronde tutto il mondo é paese e a pensarci sopra non si sa chi sia peggio, chi passa il tempo a contare le ore o chi passa le ore a osservare e giudicare i piccioni che lo fanno.

Il Complottismo é uno stato psicologico

Chronos, per poter governare infinitamente usava mangiare i propri figli da quando Gea e Urano gli avevano svelato che uno di questi un giorno lo avrebbe spodestato. Rea moglie del sovrano e madre di Zeus per salvare quest’ultimo appena nato lo partorisce a Creta consegnando a Chronos una pietra fasciata di indumenti che egli divoro’ immediatamente. In età adulta Zeus ritorna, libera i suoi fratelli ed insieme ad essi spodesta il padre nella battaglia chiamata Titanomachia.

Il giorno delle Idi di Marzo Cesare si siede nel suo seggio del senato, come sempre, e come sempre fu subito attorniato da persone che puntualmente cercavano di ingraziarselo. Non quel giorno pero’. La folla che gli si accalca è formata di congiurati che gli si scagliano addosso con dei coltelli. Cesare viene trafitto da 23 pugnalate e muore pronunciando con l’ultimo respiro: “Tu quoque, Brute, fili mi!” (“Anche tu Bruto, figlio mio!”)

I complotti sono sempre esistiti e si sono evoluti fino all’epoca contemporanea coinvolgendo addirittura masse di milioni di persone, talvolta intere nazioni. I congiurati non possono niente ormai senza tener conto di quell’immensa forza che è l’opinione pubblica che necessita se non di essere a favore almeno indifferente o sentimentalmente impotente. Il complottismo aiuta a sviluppare questo sentimento.

Lo stato di estasi, quello mitico o religioso, legati agli stati piu’ profondi della nostra coscienza e dei nostri sentimenti, la poesia e l’analogia, fanno parte del nostro animo quanto il pensiero raziocinante, logico, prosaico e che la maggior parte degli individui considerano freddo e non stimolante.
Talvolta chi cancella la fede religiosa non ne cancella i sintomi, colma il lato estatico con altre teorie, credenze, ideologie persino basate totalmente sulla ragione ma rischia di trasportarle comunque nella mistica, lanciando una battaglia interiore e personale contro il dubbio eretico, abbracciando stati di paranoia, ingaggiando duelli anziché dialoghi, costruendo spiegazioni per giustificare.

Non importa se non crediamo in religioni secolari o mitologie moderne, il mistero affascina, affascinano le forze oscure e nascoste che manipolano le nostre vite. L’impotenza é parte del mistero perché la possibilità di risolverlo ne rappresenta la morte, rappresenta la fine di uno stato mentale a noi necessario.
Per questo il complottismo non ha mai fine, la credenza in un complotto conduce ad un altra e ad altre varie e disparate in uno stato psicologico mantenuto da una diffidenza, che puo’ essere il punto di partenza per la ricerca di una maggiore chiarezza, ma che continuamente impossessata dallo scetticismo é colmata da fantasia spesso neanche originali.

Quando il complottismo si espande e diventa potere puo’ rappresentare la vigilia di un totalitarismo in cui le colpe sono fatte ricadere su forze occulte, nascoste o comunque esterne che permettono di mantenere lo status quo in una follia collettiva. Il Mein Kampf é stato un libro complottista capace di creare un attivismo politico e popolare contro gli ebrei banchieri, comunisti e burocrati, il male oscuro che ha unito il popolo germanico in un’estasi mitica ariana.

Oggi il problema non é piu’ la mancanza o la ristrettezza di una informazione selezionata ma al contrario l’eccesso. Il potere non é piu’ oscuro ma esattamente di fronte a noi, presente nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni quotidiane, nella routine stabile da noi stabilita, nelle nostre tradizioni e costumi eterni.
Il potere é la nostra insicurezza, il nostro lasciar fare, la nostra indifferenza, il nostro delegare ad altri le decisioni per poi sottometterci e giudicare in una presunta e comoda impotenza. Impotenza che il complottismo giustifica, fomenta, stratifica in una societa’ del benessere che ci fa vivere e fantasticare nei nostri sogni e verso l’invisibilita’ dove tutto è possibile.

Il vero complotto oggi è semplicemente far vivere il complottismo, magari buttandoci sopra nuovo carbone oppure benzina.
Se l’informazione non è controllabile lo è sempre e comunque chi la interpreta, quell’animo umano bisognoso di passioni profonde.